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Che impatto ha sul paziente, sul caregiver in termini economici la depressione?

La depressione ha un impatto non solo sul paziente, ma anche sulle persone che lo circondano perché privano la persona in parte o in toto della normale attività sia lavorativa che di vita familiare.

Quali sono i costi diretti ed indiretti nell'ambito della depressione?

Il rapporto tra costi diretti ed indiretti, in particolare nei pazienti che soffrono di depressione maggiore è di circa 1 a 4. Nel dettaglio significa che il costo diretto per cure e prestazioni assistenziali è ¼ rispetto al costo indiretto che viene composto dalla quantificazione di aspetti che coinvolgono il singolo a seguito della patologia.

Quali sono i costi della depressione in Italia?

In Italia come anche in Europa i dati delle persone che soffrono di depressione sono estremamente elevati e la percentuale di persone affette da tale patologia oscilla tra il 4% ed il 7%, dato che fa affermare all’OMS che tra pochi anni la depressione sarà la seconda malattia invalidante riconosciuta in Europa. 

Che cosa si intende per costi diretti ed indiretti?

il Dott. Luca Degli Esposti illustra i costi della depressione che si suddividono in diretti ed indiretti e coinvolgono vari aspetti del paziente, impattando non solo sulle cure assistenziali, ma anche sui caregiver che lo assistono e su ciò che lo circonda. Ascoltiamo l’intervista per capire meglio di cosa si tratta.

Un consiglio per il caregiver: cosa è corretto dire a una persona malata di depressione e cosa non dire?

Il Dott. Ovidio Brignoli suggerisce a chi sta vicino ad una persona con disturbo depressivo di non minimizzare la situazione, ma consultare un medico per ricevere indicazioni concrete su come aiutare questa persona nel modo migliore.

Cosa succede se la depressione non viene curata fin dall’inizio?

I disturbi depressivi non vanno sottovalutati e vanno segnalati al proprio medico curante, per evitare di perdere tempo prezioso e affrontarli precocemente. Ascoltiamo l’intervista al Dott. Ovidio Brignoli, medico di medicina generale e presidente SIMG.

Quale è il ruolo del medico di medicina generale nel trattamento e nella cura della depressione?

Tra il momento della comparsa dei sintomi della depressione e l’inizio del trattamento non deve trascorrere troppo tempo: ecco allora che il ruolo del medico di medicina generale diventa fondamentale in queste fasi, come ci ricorda il Dott. Ovidio Brignoli.

Che aiuto può trovare un paziente che pensa di soffrire di depressione rivolgendosi al proprio medico di medicina generale?

Chi soffre di depressione molto spesso ha difficoltà notevoli ad esprimere ciò che sente, prima di tutto perché prova vergogna. Ed è proprio il medico di medicina generale che può aiutare il paziente a districarsi in questa situazione: va considerato come un amico, cui raccontare con estrema franchezza la propria storia. Ascoltiamo l’intervista al Dott. Ovidio Brignoli, MMG e presidente SIMG.

Una persona che pensa di avere alcuni dei sintomi della depressione, fa bene a rivolgersi a un medico di medicina generale?

Il primo interlocutore per le persone che hanno sintomi di depressione, di ansia o disturbi psichiatrici è il medico di medicina generale: il Dott. Ovidio Brignoli, Medico di Medicina Generale e presidente SIMG, ci spiega perché.

Come si fa a capire se si è depressi?

Non è semplice capire se si è depressi. Il Prof. Martinotti suggerisce per prima cosa di confrontare la condizione in cui ci si trovava prima con quella attuale: la mancanza di motivazione, il cambiamento di alcuni stili di vita, la difficoltà di mettersi in moto, la mancanza della capacità di provare piacere (anedonia), i disturbi del sonno sono alcuni sintomi che dovrebbero far riflettere.

Quali prospettive di cura ha un paziente che non risponde alle tradizionali terapie?

 

La depressione è una malattia che si può curare, ma ci sono persone che non vengono trattate e altre che non rispondono alle terapie, come ci spiega il Prof. Giovanni Martinotti.

Una persona che soffre di depressione ha maggiore predisposizione all’uso di sostanze? E, viceversa, una persona che usa sostanze ha maggiori probabilità di sviluppare forme depressive?

L’uso di sostanze è molto spesso associato ai disturbi dell’umore, tra cui la depressione. Il Prof. Giovanni Martinotti dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara illustra questa complessa relazione e le sue conseguenze.

Ci sono differenze, e in caso quali sono, nel modo di vivere la depressione a seconda dell’età e del genere?

La depressione è influenzata sia dal genere che dall’età e le sue manifestazioni sono, di conseguenza, diverse. Giovanni Martinotti, docente di Psichiatria all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, esamina le differenti forme di depressione e sottolinea l’importanza di interventi mirati in presenza di una diagnosi.

Qual è l’impatto della depressione maggiore nelle diverse fasi della vita?

La depressione riguarda diverse fasi dell’esistenza umana, ma con impatto e presentazione clinica diversi. Approfondiamo con il Prof. Giovanni Martinotti come la depressione può influenzare la vita di chi ne è colpito.

Qual è il peso di altre comorbidità nell’insorgere della depressione?

La presenza di altre malattie concomitanti è un fattore importante nell’insorgenza della depressione, soprattutto nel paziente anziano. Il Prof. Giovanni Martinotti illustra con alcuni esempi il legame tra comorbidità e depressione.

Secondo le ultime stime quale fascia di popolazione è la più colpita dalla depressione tra le donne e tra gli uomini?

La depressione maggiore ha una distribuzione diversa tra uomini e donne nelle varie fasce di età: in alcuni periodi della vita è equamente distribuita, in altri, ed esempio l'età adulta, ha una maggiore incidenza nel sesso femminile, come ci spiega il Prof. Giovanni Martinotti, Professore associato di Psichiatria dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara.

Quanto conta il ruolo dei familiari o caregivers nella gestione di un paziente che ha tentato il suicidio? E' indicato anche per loro un percorso psicoeducativo?

Nella gestione di un soggetto che ha tentato il suicidio, come ci ricorda il Prof. Maurizio Pompili, il ruolo dei familiari o dei caregiver è fondamentale: sono queste persone ad osservare il paziente da vicino e dovrebbero essere istruite a riconoscere eventuali segnali premonitori. I familiari spesso vengono coinvolti in un processo regolare di psicoeducazione insieme al paziente.

Esistono dei campanelli d'allarme che possono essere d'aiuto sia al clinico che ai familiari dei pazienti, ad identificare il rischio concreto di suicidio?

Già i primi studi sul suicidio identificarono dei segnali premonitori, identificabili dai familiari e dai medici. Il Prof. Maurizio Pompili ci presenta questi “campanelli d’allarme” e si sofferma sull’importanza di riconoscerli come tali.

Quanti sono i pazienti affetti da depressione maggiore che, nel corso della loro patologia, hanno manifestato un'ideazione suicidaria? Che nesso c'è tra depressione ed ideazione suicidaria?

Il Prof. Maurizio Pompili sottolinea la condizione di profonda sofferenza mentale sperimentata dai pazienti e la necessità di prendersi cura in modo particolare di questi soggetti.

In che modo il tema del suicidio può essere affrontato dai familiari?

La domanda “Hai mai pensato di voler morire” non è controproducente, ma apre un varco nell’indagare la sofferenza di un individuo e permette di agire in anticipo, consentendo al soggetto di esporre la sua sofferenza. Il Prof. Maurizio Pompili ci parla di questo tabù per spiegare ai familiari come affrontare il tema del suicidio.

Che effetto ha la depressione sulla vita familiare, lavorativa e scolastica?

La depressione ha un impatto molto forte sulla vita familiare, lavorativa ed eventualmente scolastica dei pazienti. Il Prof. Andrea Fiorillo approfondisce con alcuni esempi le difficoltà che incontrano i soggetti depressi nei vari ambiti relazionali e professionali.

Che rilevanza ha il trattamento psicoterapico nella cura della depressione?

La psicoterapia è una tecnica molto utile nel trattamento della depressione, ma deve essere il medico a proporla al paziente, se la ritiene idonea rispetto o in combinazione ad altri trattamenti. Scopriamo in quali casi può essere applicata, guidati dal Prof. Andrea Fiorillo.

Cosa possono fare i familiari e i caregiver per aiutare il loro caro che soffre di depressione?

I familiari e i caregiver possono fare veramente tanto per aiutare i propri cari che soffrono di depressione, e possono farlo in molti modi diversi, come ci spiega il Prof. Andrea Fiorillo.

Che impatto ha lo stile di vita sulla depressione?

Lo stile di vita può migliorare o peggiorare la depressione. Il Prof. Andrea Fiorillo vuole dare alcuni consigli per migliorare il proprio stile di vita: adottare ritmi regolari, scegliere un’alimentazione equilibrata, evitare sostanze stupefacenti, fumo e alcolici, dedicare del tempo all’attività fisica, anche leggera.

Qual è l’impatto della depressione sulla qualità di vita dei pazienti?

La depressione ha un impatto molto forte sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari, come ci spiega con alcuni esempi il Prof. Andrea Fiorillo.

Quali figure si incontrano nel percorso di cura?

La depressione è una patologia e come tale deve essere curata. Le figure coinvolte nella cura, elencate dal Prof. Andrea Fiorillo, sono la famiglia, il medico di base, gli operatori sanitari e volontari, gli infermieri, i tecnici della riabilitazione psichiatrica, gli psicologi e gli psichiatri.

A chi si deve rivolgere una persona che si sente depressa?

I primi punti di riferimento per una persona depressa sono la famiglia e il medico di base, che, a sua volta, valuterà se indirizzare il paziente allo psichiatra. L’iter terapeutico, come ci illustra il Prof. Andrea Fiorillo, varia in base al tipo di depressione (maggiore o minore).

Che impatto ha la depressione a livello mondiale?

Come ci ricorda il Prof. Andrea Fiorillo, la depressione è una delle malattie con i più alti tassi di incidenza, prevalenza e disabilità al mondo, e ha effetti sull’individuo che ne è affetto, sui suoi familiari e amici, ma anche sulla società in generale.

Chi è più a rischio di soffrire di un episodio depressivo? Vi sono differenze di genere e età?

La depressione è una malattia ubiquitaria, che può colpire tutti. Esistono dei fattori di rischio e delle condizioni di vita personale che determinano un maggiore rischio. I dati epidemiologici, inoltre, ci dicono che il rischio di sviluppare questa malattia è doppio nelle donne rispetto agli uomini. Ce ne parla in dettaglio il Prof. Andrea Fiorillo.

Come approcciarsi a una prima visita specialistica?

Il medico di fiducia può essere colui che introduce allo specialista in Psichiatria. Prima di tutto va diagnosticato il tipo di depressione e, a questo punto, lo specialista valuterà i sintomi in corso e il tipo di compromissione sullo stile di vita del paziente, per proporre un percorso di cura idoneo.

Quanto tempo può durare un episodio di depressione maggiore?

Un episodio di depressione maggiore può essere diagnosticato dopo un tempo convenzionale di circa 15 giorni e può avere una durata media, se non trattato, tra i 4 mesi e i 2 anni, come ci spiega il Prof. Giuseppe Maina.

Come si caratterizza un episodio di depressione maggiore?

Un episodio di depressione maggiore si caratterizza per il tipo di sintomi che presenta, ma anche per il suo decorso, che inizia con un cambiamento radicale rispetto alla condizione precedente e dura qualche mese, fino a due anni. Ce ne parla il Prof. Giuseppe Maina.

Quali sono i sintomi principali di una sindrome depressiva?

I sintomi principali di una sindrome depressiva sono molti. Tra i sintomi più caratteristici vi sono una tristezza persistente e l’anedonia, ovvero la perdita del piacere nello svolgere le attività, come ci spiega nel dettaglio il Prof. Giuseppe Maina.

Quali persone possono essere colpite e quanto è diffusa questa malattia?

Tutte le persone e a tutte le età possono essere colpite dalla depressione. In questa intervista il Prof. Giuseppe Maina ci illustra l’epidemiologia della depressione.

Che differenza c’è tra depressione e depressione maggiore?

La depressione è una condizione clinica che determina dei sintomi e una compromissione del funzionamento scolastico, lavorativo, sociale. La depressione maggiore è un sottotipo di depressione, in genere episodico, della durata variabile da poche settimane a diversi mesi.

Come si pensa che possa cambiare in futuro la gestione della malattia?

Secondo il Prof. Andrea Fagiolini, in futuro ci saranno trattamenti della depressione sempre più personalizzati, grazie anche al progredire degli studi in Psichiatria.

Negli ultimi 30 anni, cosa è cambiato nella gestione e nel trattamento farmacologico della depressione?

Negli ultimi anni la depressione è entrata nella società, nel senso che è diventata una malattia conosciuta dalla maggior parte delle persone. Anche la ricerca ha fatto grandi progressi, permettendo una migliore gestione di questa malattia, come ci spiega il Prof. Andrea Fagiolini.

Dopo un primo episodio, quale è la probabilità di ricadere in un nuovo episodio depressivo?

Il rischio di ricaduta dopo un episodio di depressione dipende fortemente da quelle che sono state le cause scatenanti. Il Prof. Andrea Fagiolini approfondisce questo tema con alcuni esempi.

La depressione è una malattia ereditaria?

Nella depressione esiste una componente ereditaria, ma si tratta principalmente di una predisposizione a questa patologia. Anche i fattori ambientali possono aumentare o mitigare questa predisposizione genetica.

Quali sono i fattori che entrano in gioco nell’insorgenza della depressione?

Svariati fattori entrano in gioco nell’insorgenza della depressione: predisposizione genetica, stile di vita poco salutare, traumi, problemi psicologici e/o sociali. Ce ne parla il Prof. Andrea Fagiolini.

Esistono vari tipi di depressione?

I due tipi principali di depressione sono la depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore e la depressione bipolare o malattia maniaco depressiva. Il Prof. Andrea Fagiolini fa notare come entrambe si presentino con i medesimi sintomi, ma abbiano un esordio differente.

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